Il clima e l’ambiente montano

Dall’eccesso di calore al congelamento. Sono molti i pericoli per la salute legati alle condizioni ambientali

Sono poche le persone a cui non piace andare in montagna. L’ambiente sano, i boschi, gli scenari mozzafiato delle vette sono quasi irresistibili per la maggior parte di noi.

La montagna tuttavia non è un territorio sempre facile da affrontare. Per godere appieno e in sicurezza di questo ambiente meraviglioso, occorre conoscere alcune delle sue caratteristiche fisiche fondamentali. A partire dall’aria che respiriamo.

L’aria atmosferica svolge due funzioni essenziali per l’uomo: provvede al ricambio dell’ossigeno e interviene sulla temperatura corporea. Nella troposfera (ovvero nella parte più bassa dell’atmosfera, quella che arriva fino ai 12 chilometri d’altezza) l’aria è composta per circa l’80 per cento di azoto e il 20 di ossigeno.

Temperatura dell’aria, umidità e velocità del vento sono le tre caratteristiche fondamentali che influiscono, talvolta drasticamente, sul corpo umano. La temperatura dell’organismo umano oscilla entro limiti assai ristretti intorno ai 37°C.

Eccesso di calore - In certi casi, se le condizioni di temperatura, umidità e velocità dell’aria non consentono una completa eliminazione del calore in eccesso prodotto dai più svariati motivi, si va incontro al cosiddetto colpo di calore.

Il colpo di calore, che talvolta può essere letale, si manifesta all’inizio con un aumento della temperatura corporea. Poi con una crescita della frequenza cardiaca e respiratoria e una forte cefalea. Segue un periodo di alterazione del comportamento (disforia) fino al delirio, alle convulsioni e, nei casi peggiori, anche alla morte.

Il colpo di calore può manifestarsi sia in ambienti caldo-umidi sia per sforzi fisici all’aperto.

Eccesso di freddo - Anche il freddo ha degli effetti molto seri sull’organismo. La sua influenza sul corpo umano può essere sia locale che generalizzata. Nei soggetti sottoposti a ipotermia (abbassamento della temperatura corporea) si manifestano torpore e sonnolenza, bradicardia, anestesia e paralisi dei centri termoregolatori, fino ad uno stadio di morte apparente altrimenti detto assideramento.

Quando il freddo agisce localmente si possono avere fenomeni di iperefrigerazione (con conseguenti ischemie), anche a temperature non troppo basse (intorno allo zero).

Con temperature molto basse (20-25 sottozero) si va invece incontro al congelamento più o meno esteso alle parti del corpo (naso, dita, orecchie).

La parte colpita assume una consistenza marmorea e diventa fragilissima. La lesione è provocata non da ischemia ma da un’azione diretta del freddo che cristallizza la parte liquida dei tessuti, con alterazioni irreversibili.

 

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